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2020

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Sin da quando ho cominciato a nutrire il mio interesse cinefilo, ho apprezzato particolarmente tutte quelle serie e film con un  plot-twist  finale coinvolgente e di impatto. Il finale di un film è quella parte che non solo produce un effetto sorpresa memorabile, ma permette anche di apprezzare e dare valore anche a tutte le sequenze, fotogrammi e dettagli che ne hanno gettato le basi. Questo porta a capire quindi in quale momento sarebbe stato necessario prestare più attenzione, osservare meglio, avvallare un’assenza di dialogo per evidenziare i gesti o quei piccoli frammenti di immagine che fino all’ultimo atto sono sembrati superflui. Il  plot-twist  funziona proprio così: quando si credeva che tutto avesse un filo logico, un andamento lineare, crea instabilità e disordine. Chi era protagonista diventa antagonista, chi era bianco diventa augusto, cosa sembrava marginale diventa essenziale. E questo crea dubbio e incertezza anche nello spettatore, e se questo obiet...

Il primo taglio è il più profondo

Chi lavora nel campo, sa che i non esperti spesso utilizzano il termine “cancro” inappropriatamente. Spesso, al momento della diagnosi o della notizia di avere un tumore, si pensa che equivalga a dire “Ha il cancro”. Ma, clinicamente parlando, i tumori possono essere di due tipi: benigno, o maligno. E solo in quest’ultimo caso, assume la denominazione tanto odiata e tanto temuta:  cancro.  Per arrivare a questa diagnosi servono analisi, indagini strumentali, biopsie. Tanti mezzi per poter capire l’entità del tumore, la classificazione, la presenza o meno di metastasi, la grandezza e tanti altri parametri utili al fine di denominarne la benignità o la malignità. Ma il processo per arrivare al referto finale può richiedere tempo. E il punto di inizio, dove tutto comincia, nella maggior parte dei casi è il paziente. Ognuno di noi conosce, in un modo o nell’altro, quando il proprio organismo funziona regolarmente. Quando si trova in  condizioni fisiologiche . Ad un certo punt...

Quello che mi era stato detto

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Circa un anno fa, durante un viaggio, mio padre mi disse “Il distacco serve”. Mi ribadì lo stesso concetto un paio di mesi dopo, quando ero in procinto di partire: “Il distacco fa male, ma serve”. Non avrei mai potuto dargli tanto ragione. E’ difficile separarsi da tutti i nostri cari, dalle nostre certezze e da quello che a fatica abbiamo costruito negli anni. Ma serve. A capire tante cose. Ma il vero e proprio distacco, non è quello strettamente legato alla partenza, alla distanza o alla separazione. A volte dobbiamo crearlo noi. Dobbiamo avere un momento in cui decidiamo di prendere le distanze da tutto e da tutti, senza influenze esterne. Senza contatti. Un momento in cui spegniamo il telefono, abbassiamo lo schermo del portatile, e non ci siamo più per nessuno. Questo, è il distacco: un momento in cui dobbiamo bastare a noi stessi. In cui dobbiamo riprendere in mano le redini e domarci autonomamente. Senza dare spiegazioni e senza motivazioni particolari. Semplicemente, per qu...

2018

  Sì, alla fine mi sono laureato. Dopo una rapida revisione dell’articolo di Capodanno del 2017, mi premeva in particolar modo dare questa notizia. Il grande giorno è arrivato e, per essere precisi, è avvenuto il 12 aprile 2017. Quest’anno scrivo il mio articolo per l’anno nuovo con un po’ più di ritardo del solito, ma il trambusto degli ultimi giorni mi ha parecchio disorientato. Ritardo o no, l’anno è ricominciato ed eccoci catapultati in un ulteriore nuovo inizio. Sempre rileggendo il post dell’anno scorso, posso affermare che i cambiamenti questa volta sono stati tanti e numerosi, notevoli, disorientanti, felici, deprimenti…insomma, tanti. Bisogna considerare innanzitutto che gli ultimi 7 mesi del 2017 li ho trascorsi in Inghilterra, a Cambridge, dove mi sono trasferito dal primo di giugno per lavorare come infermiere. Pensando in termini matematici, 7 mesi sono quasi il 60% di un anno e pensare che ho trascorso più della metà dello scorso anno lontano da casa e in un paese nuo...

Connessione

  Sono solo un ragazzo in un bar . Sono solo una persona seduta tra una fila di banchi, durante un esame. Sono solo un ragazzo che balla, in una stanza piena di gente. Sono solo un qualcuno. Un qualcuno che cammina, che corre, che girovaga in una città lontana e a cui nessuno appartiene. Avanti. Indietro. Ripercorro le stesse vie più e meno trafficate che conosco a memoria. So esattamente dove conducono. Non so chi incontro sul mio stesso cammino. Allora guardo attorno a me e cerco. Cerco un viso conosciuto, qualcuno che quantomeno somigli a te. Guardo le persone, osservo e cerco il tuo sguardo. Lo cerco in uno sconosciuto, in un individuo seduto davanti o dietro di me su un aereo. Su un pullman. Tra i passanti che scorgo dal finestrino di un taxi. Cerco uno sguardo. Istantaneo, improvviso, spontaneo. Un punto di connessione con te, ormai lontano. E quando finalmente ti avrò trovato, potrò chiudere gli occhi e andare a dormire.

To be continued

I nostri vestiti sparsi per la camera, l’aria fresca, quasi come una brezza primaverile, che accarezzava la pelle fino a farla rabbrividire. I suoi capelli. I suoi capelli spettinati che gli accarezzavano il volto e che si appoggiavano sulle palpebre nascondendo i suoi occhi color cenere, contrastanti con l’azzurro dei miei. Il mio corpo ancora avvertiva il calore del suo, come se fosse ancora appoggiato sopra di me, ma quello che mi rimandava a questa sensazione era il suo abbraccio che mi tratteneva. Potevo avvertire ancora l’odore del profumo sulla sua pelle, sul suo collo, che si mescolava con quello di sigaretta rimastomi addosso dalla sera prima. Io ero sveglio. Lui aveva chiuso gli occhi, ma non stava dormendo profondamente. La notte era stata quasi impercettibile, era trascorsa in un attimo e ora i primi albori stavano già colorando di grigio il cielo nuvoloso di quella giornata autunnale. Avevo fatto la cosa giusta? O avevo fatto quella sbagliata? Ma perché porsi il problema? ...

2017

Devo ammettere che ultimamente, pensando a me dietro una schermata contenente una pagina bianca su cui scrivere, mi sono sentito molto Sarah Jessica Parker in  Sex and the City . Ma non comincerò questo articolo con “ E quindi mi sono chiesta… “, proseguendo con numerose riflessioni incentrate sul sesso e sull’amore. Inoltre, credo che tra me e Carrie Bradshaw ci siano delle grandi differenze: non vivo a New York City, non so cosa siano delle Manolo Blahnik, né le possiedo, sono povero, e non faccio soldi scrivendo o con la mia creatività. Anche se in realtà, lo ammetto, in passato ci pensai a lungo, ma non con la scrittura, bensì con la musica; alla fine mi resi conto che non avendo un timbro vocale e la voglia di vivere come quella di Adele, non essendo bello e bravo come Leona Lewis ed essendo troppo giovane e troppo dilettante per poter duettare con Peter Gabriel, avrei dovuto trovare strategie alternative per poter fare miliardi esprimendo i miei sentimenti. Mi sono quindi arr...