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To be continued

I nostri vestiti sparsi per la camera, l’aria fresca, quasi come una brezza primaverile, che accarezzava la pelle fino a farla rabbrividire. I suoi capelli. I suoi capelli spettinati che gli accarezzavano il volto e che si appoggiavano sulle palpebre nascondendo i suoi occhi color cenere, contrastanti con l’azzurro dei miei. Il mio corpo ancora avvertiva il calore del suo, come se fosse ancora appoggiato sopra di me, ma quello che mi rimandava a questa sensazione era il suo abbraccio che mi tratteneva. Potevo avvertire ancora l’odore del profumo sulla sua pelle, sul suo collo, che si mescolava con quello di sigaretta rimastomi addosso dalla sera prima. Io ero sveglio. Lui aveva chiuso gli occhi, ma non stava dormendo profondamente. La notte era stata quasi impercettibile, era trascorsa in un attimo e ora i primi albori stavano già colorando di grigio il cielo nuvoloso di quella giornata autunnale. Avevo fatto la cosa giusta? O avevo fatto quella sbagliata? Ma perché porsi il problema? ...

2017

Devo ammettere che ultimamente, pensando a me dietro una schermata contenente una pagina bianca su cui scrivere, mi sono sentito molto Sarah Jessica Parker in  Sex and the City . Ma non comincerò questo articolo con “ E quindi mi sono chiesta… “, proseguendo con numerose riflessioni incentrate sul sesso e sull’amore. Inoltre, credo che tra me e Carrie Bradshaw ci siano delle grandi differenze: non vivo a New York City, non so cosa siano delle Manolo Blahnik, né le possiedo, sono povero, e non faccio soldi scrivendo o con la mia creatività. Anche se in realtà, lo ammetto, in passato ci pensai a lungo, ma non con la scrittura, bensì con la musica; alla fine mi resi conto che non avendo un timbro vocale e la voglia di vivere come quella di Adele, non essendo bello e bravo come Leona Lewis ed essendo troppo giovane e troppo dilettante per poter duettare con Peter Gabriel, avrei dovuto trovare strategie alternative per poter fare miliardi esprimendo i miei sentimenti. Mi sono quindi arr...

2016

Ogni anno la storia si ripete: si termina l’anno corrente, sperando che quello nuovo sia decisamente migliore. E ogni anno è così: si spera che la merda (senza mezzi termini) che ci ha ribaltati con l’anno passato non si ripeta. E, ad essere sincero, anche per me questo 2015 è stato particolarmente difficile. Se di solito si tende a guardare il quadro generale, non penso lo farò quest’oggi. No, assolutamente NO. Mi soffermerò a pensare soprattutto al mese appena trascorso, perché dicembre è stato il mese in cui, dopo aver non toccato il fondo, ma raschiato le fondamenta, mi sono risollevato. O meglio, mi hanno risollevato, e dopo aver trovato persone che con un abbraccio hanno preso i miei frammenti e sono riusciti a ricomporli, aggiungendoci poi, di volta in volta, un po’ di colla per tenerli saldi, sono finalmente riuscito a dire:  Sono Luca cazzo Bellomo, sono in grado di dare tanto e sono bravo in quello che faccio. E da questo momento non permetterò a nulla e a nessuno, a meno...

Sassi e traiettorie

                                                                                                                      11 Ottobre 2016, Milano Caro L., Raramente mi ritrovo ad afferrare carta e penna, “alla vecchia maniera”, per scrivere a qualcuno. Ma ancor più raramente mi ritrovo a farlo alle 8.00 di mattina, in un bar del centro, accompagnato da una tazza di caffè americano – di cui ancora non sento gli effetti sul mio Sistema Nervoso Centrale – e circondato da centinaia di persone che cominciano come me la loro giornata. Chi diretto frettolosamente alla stazione o alla fermata della metropolitana più vicina. Chi come me, invece, riesce a godersi con più calma il sapore dolciastro e i...

Un letto pieno di stelle

  Torno da solo in una casa solitaria. In una casa che mi accoglie silenziosa e attonita, che mi dà il benvenuto solo attraverso gli sguardi sorridenti delle foto di quando ero bambino e di quando quella casa per me era nuova. Mi guardo intorno e una luce soffusa è l’unica fonte di calore che riesco a percepire, in un clima insolitamente freddo per questa stagione insolitamente calda. Le stanze vuote, la cuccia del cane vuota, le porte chiuse e le finestre serrate. Vado in camera mia, mi fermo sull’uscio e comincio a notare dettagli già noti, ma non abbastanza considerati nelle giornate chiuso sui libri o con la musica nelle orecchie. Le biro sulla scrivania, i vecchi occhiali da vista a fianco a un rotolo di scoctch – lo stesso che avevo usato per ripararli – le mensole colme di libri…le mensole…i vecchi annuari del liceo. Ne prendo uno e comincio a sfogliare le pagine. Pagine riempite da foto di gruppo, da foto di classe e da foto di persone. Pagine ricoperte di scritte. Scritte ...

Caro nonno

  Caro nonno, E’ da tanto tempo che non ti scrivo, come è da tanto tempo che ti vengo a trovare. Te ne sei andato quando avevo sedici anni, ora ne ho quasi ventuno e sono cambiate tante cose. In questi anni sono diventato troppo razionale per poter credere che tu ti potessi trovare da qualche parte e che da lì avessi tempo per ascoltarmi o per darmi retta. A chi stavo parlando? Eppure a sedici anni ci credevo. E l’unico motivo per cui continuavo a farlo, era che non potevo spiegarmi il fatto che nella nostra vita, e soprattutto in quella della mamma, tu non ci potessi essere più. Ma a che pro? Alla fine i miei problemi ho imparato a gestirmeli da solo, con la dovuta logica. I rapporti con le persone non erano più una difficoltà, perché ormai avevo capito che tutti, prima o poi, se ne sarebbero andati, quindi lasciarmi andare che senso poteva avere? E tu? Anche se avessi potuto fare qualcosa, le tue priorità sarebbero state la mamma e la nonna. In confronto, cosa può turbare un adol...

Ho le scarpe da sera, ma non sono in vena

  Quando sarai in mezzo alla folla, ad un tratto ti volterai, e io non sarò più lì. Mi sarò allontanato per un minuto. Mezz’ora. Un’ora… Allora verrai a cercarmi, e mi troverai lì: seduto sul bordo del marciapiede, a guardare le macchine di passaggio, illuminato dai fari sfuggenti e dalla luce soffusa del lampioni. La solita sigaretta in bocca, come unica compagnia. Non ci sarà un perché. Non ci sarà un motivo. Ad un certo punto, dopo esserti allontanato dalla folla, verrai a cercarmi. Ma io non vorrò tornare indietro. Non vorrò parlarti. Senza un perché. E quando ti allontanerai da me per ritornare in mezzo agli altri, lasciandomi da solo, in balia delle luci della notte, solo uno sarà il mio pensiero. Ritorna a cercarmi.